È appena stato pubblicato, dalla casa editrice La scuola di Pitagora, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il volume Il “rimosso” nell’operazione filosofica. Il pensiero di Sarah Kofman, a cura di Stefania Tarantino.

Il volume raccoglie testi di Stefania Tarantino, Marta Perroni, Federica Negri, Orietta Ombrosi, Christiane Veauvy, Vanna Matera. In appendice, ci sono i testi di Françoise Collin, Jean-Luc Nancy, Jacques Derrida, tradotti dal numero della rivista Cahiers du Grif dedicato a Sarah Kofman dopo la sua scomparsa, e alcuni scritti della stessa Sarah Kofman. Completano il volume un Indice dei nomi e una bibliografia delle opere di Sarah Kofman.

La pubblicazione nasce da un seminario internazionale di studi tenuto all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli nel maggio del 2022, dedicato a Sarah Kofman (1934-1994), una pensatrice – finora poco conosciuta, tradotta e studiata in Italia – che Stefania Tarantino, nella sua nota introduttiva, definisce “necessaria per un rinnovamento dello sguardo filosofico”.

Nel panorama della filosofia contemporanea, Sarah Kofman è stata una figura originale. Ha scritto molto e con un metodo singolare. La sua lettura di filosofi e letterati, non solo a lei contemporanei (Socrate/Platone, Rousseau, Kant, Hegel, Freud, Nietzsche, Comte, Heidegger, Antelme, Artaud, Blanchot, Molière, de Nerval, Diderot, Wilde), diventa un “corpo a corpo” con quei testi nei quali, con metodo freudiano, Kofman scava. Nel suo lavoro di scavo, Kofman segue una traccia precisa, quella della rimozione del femminile, rintracciata grazie alla censura delle sorgenti istintuali degli stessi autori. Il presupposto è che ci sia una precisa posizione sessuata del discorso filosofico e che la metafisica sia un modo di pensare sotto il segno delle opposizioni concettuali e della disconnessione tra pensiero e vita, tra realtà e apparenza, tra cultura e biologia, tra donna e uomo, tra animale e umano.

Non definendosi “femminista”, Kofman individua proprio nella questione del femminile “un’impasse per i filosofi”.

Molto presente, nei diversi saggi del libro, anche la dimensione del travaglio personale di questa pensatrice “filosofa, donna, ebrea”, un travaglio che culminerà nel suicidio, a sessanta anni, poco dopo la pubblicazione del suo ultimo libro, Rue Ordener, rue Labat, non un libro di filosofia ma una testimonianza/racconto nel quale Kofman focalizza l’attenzione sul proprio passato di bambina ebrea che si salva da un destino tragico a costo di perdere, con la propria madre vera, le proprie radici.


Stefania Tarantino è ricercatrice e docente di Lettura e critica del testo filosofico contemporaneo presso il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli studi di Salerno. Tra le sue principali pubblicazioni La libertà in formazione. Studio su Jeanne Hersch e María Zambrano, Mimesis, Milano 2008; άνευ μητρός/senza madre. L’anima perduta dell’Europa. María Zambrano e Simone Weil, La scuola di Pitagora, Napoli 2014; Chiaroscuri della ragione. Kant e le filosofe del Novecento, Guida, Napoli 2018. A Sarah Kofman ha già dedicato un importante articolo dal titolo Una trasformazione della scena filosofica e dell’immaginario dell’arte. I «graffi» di Sarah Kofman, «Estetica. Studi e ricerche», 11 (2021), pp. 191-221.


Info: Il “rimosso” nell’operazione filosofica. Il pensiero da Sarah Kofman, a cura di Stefania Tarantino, edizioni La scuola di Pitagora, 2024.